Luglio 2020: grandi aziende hanno deciso di boicottare la pubblicità su Facebook ma scopriamo perché

Stop Hate For Profits, è una campagna lanciata da gruppi no profit e associazioni quali da Anti-Defamation League (ADF), NAACP, Sleeping Giants, Color of Change, Free Press e Common Sense. Queste in America da tantissimo tempo si occupano dei diritti umani, civili e dell’uguaglianza. La campagna è stata creata per chiedere ai grandi social come Facebook più impegno, controllo e responsabilità contro i contenuti di odio e razzisti che vengono pubblicati su queste piattaforme e che circolano liberamente.

Così grandi brand come Patagonia, The North Face, Rei e addirittura Starbucks hanno annunciato il loro stop al pagamento di inserzioni ed adv su Facebook ed Instragam.

Rei ha specificato come da sempre le persone vengono prima dei profitti, boicottando così le campagne a pagamento per il mese di luglio

A questi brand si aggiungono Mozilla e la piattaforma per freelance UpWork. 

Starbucks ha affermato nel nuovo articolo del suo blog:

“Metteremo in pausa la pubblicità su tutte le piattaforme di social media mentre continuiamo a discutere internamente, con i nostri media partner e con le organizzazioni per i diritti civili nel tentativo di fermare la diffusione dei discorsi d’odio”,

La risposta di Facebook – Zuckerberg, dal suo profilo Facebook, ha annunciato che segnalerà i post dei politici che violano le regole del social. Il fondatore di Facebook ha dichiarato che aggiungerà dei tag ai post che sono “degni di nota” ma violano le regole della piattaforma perché contengono contenuti d’odio. Dunque l’azienda non rimuoverà i post visto che comunque li ritiene contenuti “news-worthy”, cioè rilevanti per il pubblico.

“Investiamo miliardi di dollari ogni anno per mantenere la nostra comunità sicura e lavoriamo costantemente con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy. Ci siamo sottoposti a una audit sui diritti civili e abbiamo bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram”.